Nelle ultime settimane, la cronaca italiana è stata caratterizzata dalla tragedia della nave da crociera “Concordia”. Dal momento del naufragio, avvenuto il 13 gennaio, abbiamo assistito e vissuto mediaticamente, passo dopo passo, tutti i momenti principali del disastro con tv, giornali e rete protese a enfatizzare questa terribile storia dell’Italia contemporanea. Un evento entrato prepotentemente nei circuiti mediatici e che, ancora una volta, dopo Cogne, ed il più recente delitto di Avetrana, ha prodotto un senso incomprensibile di cosiddetto turismo dell’orrore. L’Isola del Giglio si è trasformata in poco tempo, suo malgrado, in meta di turisti e curiosi che hanno pensato bene di mettersi in posa davanti allo scenario terribile del relitto della nave incagliata fra gli scogli. Un atteggiamento cinico e di cattivo gusto irrispettoso soprattutto per tutte quelle famiglie che ancora piangono le vittime del disastro, o di quelle in balia di sentimenti di attesa e paura per tutti coloro che ancora sono dispersi nella pancia di quella che si è trasformata in una terribile macchina di morte.
Sono accorsi tutti lì per poter rivivere (comodamente e senza pericoli) un pezzetto di tragedia. Un modo per essere, se non protagonisti almeno, comparse in questo drammatico film. Un vizio reso tale da quella che mi verrebbe da definire come la gossippizzazione della cronaca che cerca ad ogni modo di travalicare il compito e la doverosa azione dell’informare, intorbidendo le storie con espedienti e notizie in qualche modo di contorno (Schettino ubriaco, Schettino con l’amante ecc..).
Cogne, Avetrana, Perugia, ed oggi l’Isola del Giglio simboli di un’Italia colpita nei suoi sentimenti più profondi luoghi macchiati dall’efferatezza di eventi negativi ma ancor di più plagiati dall’orribile saga del macabro turismo dell’orrore.