La rivolta di Rosarno non può e non deve essere derubricata come un evento sfuggito al controllo degli organismi politici e istituzionali locali . E’ qualcosa di più profondo, di più radicato che contagia la realtà calabra, ma anche l’intera Italia. Insomma, Rosarno-Italia.
C’e’ una società calabrese allo sbando, una società senza punti di riferimento, senza lavoro e senza valori. non può più essere trattata, dai calabresi, come un autobus su cui si sale a convenienza e si scende quando la benzina è finita. La rivolta di Rosarno è la scintilla di qualcosa di più profondo, di un malessere che serpeggia tra la gente che è stanca di tutto e forse anche della propria ignavia. La colpa non è sempre e solo altrove.
Perciò, le scuse accampate da un Presidente di Regione delegittimato dai fatti e dalla storia, sono risibili.
Secondo la chiesa le parole “ospitalità e legalità” sono i punti cardinali su cui si deve costruire una politica di immigrazione saggia e sapiente.
E anche il Santo Padre nell’Angelus ha parlato di “ rispettare gli immigrati” sostenendo come sia importante partire dal cuore del problema, ossia dal significato della persona.
Ora le parti politiche si metteranno a fare campagna elettorale su i disastri di un Mezzogiorno debole, di una Calabria devastata e di una società che ha smarrito l’identità più vera.
E intanto i problemi restano.
Non resta altro che appellarsi alla coscienza e alla dignità dei calabresi, perché inizino a spazzare davanti casa propria.