Sento la necessità e il bisogno di esprimermi con questo mio post slegandomi dalla classica impostazione formale che, molto spesso, il mio ruolo da parlamentare esige nel commentare la cosa pubblica o il dibattito politico. Voglio poter esprimere tutto lo sgomento e il mio profondo dolore per la vicenda che ha distrutto intere famiglie nel comprensorio lametino. Sto parlando di quella che è stata denominata dai media come “la strage dei ciclisti di Lamezia” in cui sette giovani hanno perso la vita falciati tragicamente dalla folle corsa di un’auto lungo la statale 108 in località Marinella di Sant’Eufemia (Cz). Nell’apprendere la notizia e, nell’espressione della mia funzione di rappresentante del popolo nelle aule parlamentari, ho da subito sentito la necessità di richiedere con forza una giustizia equa per punire questo abnorme scempio, ritenendo opportuno che gli organi preposti potessero procedere nella via di omicidio volontario e non colposo.
Una richiesta sacrosanta, non mossa, presumibilmente, dalla rabbia fagocitata nei primi istanti ma dal desiderio di appagare un senso di impotenza verso tragedie che potrebbero essere evitate. Una forma di risarcimento morale verso tutte quelle famiglie che in una domenica di dicembre hanno visto recidersi i legami con gli affetti più cari.
Lo Stato deve poter dimostrare con la sua piena e totale lealtà verso i suoi cittadini di saper garantire quel profondo senso di giustizia.
Ma allo stesso tempo dobbiamo poter accrescere, tutti noi, con le nostre azioni e il nostro impegno, l’imperituro senso civico del rispetto delle regole.
Quel rispetto delle regole che dobbiamo esigere da tutti coloro che provocano degrado civile e morale attraverso gesti e comportamenti di decadenza quotidiana, che partoriscono atti di violenza, di criminalità, di sopraffazione del più debole che poi risultano molto difficili, se non impossibili, da contrastare e fermare.
Bisogna, chiaramente, dare una certezza a chi ha sete di giustizia ma anche coltivare la speranza in tutti i cittadini onesti, che qualcosa può e deve cambiare.
Qualcosa deve cambiare in modo ineludibile ed il cambiamento dipende certamente dalle norme, dai controlli sull'applicazione delle norme, dal senso civico ma anche e soprattutto dalla collaborazione di tutti.
Si può partire dall'intensificare i controlli, certamente non con lo scopo principale di elargire punizioni, ma cercando di coinvolgere le comunità in un'azione complessiva di miglioramento sociale, rendendo direttamente responsabili alcuni soggetti che contribuiscono a gesti incivili.
Dobbiamo prepotentemente reagire all’immane tragedia di Lamezia dimostrando che è forte in noi il bisogno del cambiamento. Diamo ai nostri figli la speranza di una società migliore e forse sarà l’unico modo per non disperdere nell’oblio l’ingiusta morte di quelli che, con gesti e azioni, ricorderemo per sempre come “I ciclisti di Lamezia”.