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La rete: la grande “ragnatela” che libera o che imprigiona?
E’ ormai lontano il 1991, anno in cui nasce il world wide web nasce da un’idea di Berners-Lee, il quale dal CERN di Ginevra mise on-line su Internet il primo sito Web.
Nessuno, forse, si era ancora reso conto di quanto la “grande ragnatela” avrebbero cambiato il mondo e i nostri comportamenti e stili di vita.
Oggi tutto può essere fatto con un click: basta avere una connessione internet e un pc per raggiungere qualsiasi posto del mondo, avere informazioni, acquistare un biglietto o la borsa griffata in un negozio che la vende solo a New York.
Anche in Italia, la pubblica amministrazione si sta, finalmente, anche se lentamente, digitalizzando: è possibile, quindi, ora richiedere un certificato attraverso la posta elettronica certificata (PEC), affiancando la firma digitale.
Diverse ricerche sono state effettuate a tal proposito: una fra queste annovera la riduzione dei tempi fino all'80% per le pratiche amministrative, la riduzione di circa un milione di pagine l'anno per l'effetto dell'avvio della de-materializzazione dei documenti, con l'obiettivo al 2012 di ridurre di 3 milioni le pagine, il risparmio del 90% dei costi di carta e del relativo impatto ecologico (uso e smaltimento) per circa 6 milioni di euro l'anno (solo acquisto senza smaltimento), il risparmio di circa 200 milioni di euro per la riduzione delle raccomandate della Pubblica Amministrazione ai cittadini, senza contare la riduzione dei tempi e degli spazi di archiviazione.
E questi ovviamente, rappresentano solo alcuni dei molteplici vantaggi che la rete offre agli internauti, senza considerare le file e il tempo impiegato per ottenere i documenti.
Il web, però, ha un’altra faccia della stessa medaglia: è una grande opportunità, ma produce, al tempo stesso, delle distorsioni.
Manca, ad oggi, una normativa specifica di riferimento che regoli il web, con le sue peculiarità. E’ evidente come ci troviamo di fronte a un nuovo mondo e a un nuovo modo di vivere: pertanto è necessario che la legislatura di adegui a questi nuovi ambiti.
Se pensiamo al caso che ha visto Youtube oggetto di critiche per aver consentito il caricamento, e quindi la diffusione, di un video in cui veniva picchiato un bambino down, oppure a Facebook e a quanti gruppi che istigano all’odio e alla violenza sono stati creati.
Il problema principale è che non c’è alla base un meccanismo di controllo che selezioni, prima, i contenuti che vengono diffusi. Sarebbe opportuna una verifica, possibilmente umana, prima che video e contenuti vari diventino di dominio pubblico.
Sicuramente è utile la libertà d’espressione e mai sarebbe auspicabile una censura preventiva, ma in assenza di una cultura della rete adeguata si rischia di far passare troppi messaggi distorti, ad una platea che risulta composta soprattutto di giovani e giovanissimi, spesso davanti ai pc senza la compagnia e la guida di persone adulte.
Quindi, come diceva l’ex garante della privacy Rodotà "Internet è un grande spazio, che ha però bisogno di nuove regole", bisogna passare dal "luogo della libertà anarchica" a una "dimensione che richiede un proprio quadro istituzionale".
La rete ha bisogno di essere dotata di tecnologie e mezzi che consentano il rispetto della vita privata, garantendo l'anonimato, la riservatezza, la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza essere controllati, la possibilità di fare acquisti senza essere sommersi da pubblicità non gradita.
Bisogna quindi che si creino delle leggi nuove ed esplicitamente dedicate alla rete. Bisogna garantire sempre e comunque agli utenti la giusta e necessaria privacy. E’ evidente che quello che succede sulla “grande ragnatela” non si può assoggettare ad una logica di censura preventiva, ma non è nemmeno possibile lasciare spazio a chi di questo grande strumento se ne serve in maniera negativa e offensiva.
E voi cosa ne pensate? Sarebbe meglio lasciare il web senza le sue regole oppure iniziare a dotarlo di una sua normativa specifica, che tenga conto delle sue peculiarità?