Nei giorni scorsi sono intervenuto al convegno, organizzato da Antonio Buonfiglio, "Internet è democrazia", a cui hanno preso parte Paolo Gentiloni (Pd), Antongiulio Lombardi direttore degli affari regolamentari ed istituzionali di H3g, Oscar Magi presidente della IV sezione penale del tribunale di Milano.
Riporto, in sintesi, il mio intervento su una tematica che ritengo particolarmente interessante da trattare.
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La rete e internet sono “il nuovo mondo”. Si, nel senso che sono le nuove e moderne Americhe. Se un tempo l’AMERICA era la nuova terra e ha rappresentato il luogo della modernità e l’orizzonte di un nuovo futuro, oggi il futuro passa attraverso Internet e il web.
Probabilmente oggi Alexis De Toqueville avrebbe scritto, al posto di “Democrazia in America”, Democrazia in internet.
Perciò, credo che creare delle sinergie e dei contrappesi tra democrazia e internet è fondamentale per cercare di evitare dei corti circuiti.
Internet è una grande risorsa e una gigantesca opportunità, per il popolo globale.
Sapere che le aziende possono vendere i propri prodotti grazie alla rete e promuovere le imprese è una opportunità senza precedenti.
Senza poi pensare alla capacità di relazione che offre internet e la capacità che ha di azzerare le distanze sul piano logistico.
Non è affatto semplice definire una tematica come quella odierna che tenta di fornire un quadro lucido e quanto più efficace di internet e la sua democrazia. Oggi internet riesce ad assicurare dei benefit non solo alla nostra economia politica ma allo stesso tempo alla nostra architettura sociale avvalorando e accrescendo la nostra individualità, la nostra identità virtuale.
Il virtuale, cioè, sarebbe il luogo dove noi sperimentiamo la pluralità degli aspetti del nostro io frammentato. Immergerci in questo contesto significa vedere la realtà virtuale come potenzialità di nuove esperienze e relazioni che ci consentono di entrare in rapporto ed in rapporti nuovi con personalità diverse e con diversi aspetti della nostra personalità. Una personalità che quindi diventa multipla, ibrida, creativa e che accresce le sue possibilità di interfacciarsi con gli altri.
Negli ultimi anni Internet è stato considerato territorio democratico per eccellenza e il miglior strumento sviluppato dall’umanità per la buona riuscita e il controllo della democrazia. In realtà Internet contiene in sé gli embrioni per essere uno strumento democratico e vitale per le democrazie, ma i problemi che ancora oggi ostacolano la realizzazione di questa utopia, troppo spesso considerata già acquisita, sono molteplici.
Partecipazione, condivisione, rivoluzione sociale, privacy, pirateria online e frodi sono solo alcuni degli elementi che in un certo senso danno adito alla discussione sulla rete e mi permettono di meglio costruire questo mio intervento.
Una grande rivoluzione in senso democratico è stata attuata da Internet nella misura in cui per la prima volta ha dato a ciascuno l’opportunità non solo di essere informato, ma soprattutto di esprimere liberamente la propria opinione su qualunque tema, con l’idea, non cosi remota di ricostruire un’agorà telematica sul modello della democrazia diretta.
In questo senso quindi, un primo modello di internet democratico, è visto nella sua possibilità, o capacità di ricostruire attraverso le moderne reti sociali forme multimediali di comunicazione partecipata.
Internet offre sicuramente un enorme crogiuolo di possibilità ma rappresenta allo stesso tempo un mondo senza limiti e senza regole. L’ex garante della privacy Stefano Rodotà, già nel 1998, ha parlato di "luogo della libertà anarchica" quella della "dimensione che richiede un proprio quadro istituzionale".
Il quadro normativo italiano è riuscito, fino all’avvento di internet, a tutelare la sfera personale degli individui. Ma la parola “privacy” nel web assume un significato del tutto particolare, soprattutto con i cosiddetti social network, che nella loro forma reticolare connettono contenuti e pensieri di milioni di utenti nel mondo.
Sono molti gli utenti che utilizzano i social network: il popolo che li utilizza abbraccia praticamente ogni fascia d’età, con un picco scontato, abbastanza scontato, tra coloro che si collocano tra i 18 e i 40 anni, la cosiddetta ‘Net Generation’. Ed è soprattutto ad essi ma in generale a tutti coloro che si interfacciano con il web che dobbiamo poter garantire un uso sano degli strumenti della rete che siano nella loro forma espressiva certamente democratici ma che, riescano allo stesso tempo a trovare il giusto equilibrio con la protezione dei dati personali.
Il concetto di democrazia in rete è sicuramente correlato a quello di libertà. Ma questa forma di libertà non significa o non dovrebbe significare, sempre nel solco di quanto già citato, anarchia o assenza di regole.
Sicuramente è utile la libertà d’espressione e mai una censura preventiva, ma in assenza di una cultura della rete adeguata si rischia di far passare troppi messaggi distorti, ad una platea che è composta soprattutto di giovani e giovanissimi.
Bisogna quindi che si creino delle leggi nuove ed esplicitamente dedicate alla rete, che garantiscano il rispetto della vita privata, l'anonimato, la riservatezza, la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza essere controllati, la possibilità di fare acquisti senza essere sommersi da pubblicità non gradita.
Oltre alla sua funzione sociale la rete contribuisce grazie al continuo miglioramento delle strutture telematiche, a meglio definire i contorni della distribuzione di beni e servizi avvicinando i bisogni e le necessità di produttore (e quindi l’offerta) e consumatore (e quindi la domanda) .
Secondo una ricerca italiana del 2008, di Caseleggio associati, l'e-commerce in Italia ha un valore stimato di 4,868 miliardi di euro nel 2007, con una crescita del fatturato del 42,2%. Nel 2007 sono stati eseguiti circa 23 milioni di ordini on line in Italia.
Sempre la stessa Casaleggio associati questa volta con l’ausilio di Barclays, in una ricerca del 2010 mostra una tendenza evolutiva in merito al commercio tramite dispositivi mobili.
La possibilità di essere sempre connessi a costi contenuti e l'aumento della dimensione degli schermi dei telefoni cellulari ha aperto nuove possibilità di servizio per l'utente finale e opportunità di business per le aziende. L'Italia è, infatti, al primo posto tra i maggiori paesi Ue per numero di utilizzatori di smartphone. In quest'ottica il 14% delle aziende che in Italia fanno e-commerce sta già attuando una strategia mobile ed il 35% ha in programma di investire nell'ambito tra la fine 2010 e il 2011. Gli obiettivi principali delle aziende sono l'aumento delle vendite (28%) e la fidelizzazione dell'utente (23%) anche attraverso la realizzazione e quindi la pervasività di applicazioni per smartphone. Ma l’aumento esponenziale di commercio online, provoca contemporaneamente una negativa dilatazione dei cosiddetti fenomeni di cyber crimine.
A questo proposito la nascita di una commissione parlamentare sui fenomeni della contraffazione e pirateria in campo commerciale, non ha il solo scopo di tutelare le realtà fisiche dei nostri settori produttivi ma allo stesso tempo quello di garantire le realtà commerciali nate e cresciute in internet.
La contraffazione rappresenta un grande ostacolo del sistema produttivo italiano, sia esso classico o traslato nella sua versione online, che richiede un’azione efficace e congiunta di tutti gli attori che a diverso titolo sono coinvolti sia nella sensibilizzazione e informazione di cittadini e imprese, sia nella attuazione di politiche mirate al contrasto di questo fenomeno criminale.
E’ senza ombra di dubbio necessario combattere la contraffazione, fenomeno che danneggia il Made in Italy e mina la competitività delle imprese italiane e delle nuove company che utilizzano il web per il loro e-commerce, opponendo al fenomeno un’azione coordinata ed univoca che comprenda un nuovo e più efficace indirizzo strategico, un mirato ed incisivo quadro giuridico di riferimento ed una operatività più evidente attraverso interventi di prevenzione e contrasto.
Il quadro italiano della sicurezza informatica è stato descritto, proprio in questi giorni, dalla Polizia Postale ossia l’organo che ufficialmente indaga e protegge i cittadini online e da una delle società più importanti nella produzione di software anti-virus e anti-crimine ossia Symantec. La diffusione di Internet sta portando a una escalation degli attacchi cybercrime che, secondo gli ultimi dati dello studio Symantec, "Norton cybercrime human impact report", nel 2009 ha avuto un costo per le aziende, nel mondo, di un trilione di dollari (circa 750 mld di euro).
Anche in Italia il fenomeno è in preoccupante espansione: nei primi 6 mesi del 2010 la Polizia Postale ha denunciato 819 persone per reati legati all'e-Commerce (arrestandone 37), ha ricevuto 2.913 denunce per hacking .
In termini percentuali, il 69% degli Italiani è stato vittima di episodi di crimine informatico e il 90% si dichiara preoccupato del problema. In più, il 51% ha rilevato dei virus nel proprio computer, il 10% è rimasto vittima di truffe online e il 4% ha subito un furto d'identità.
Ad essere prese di mira sono ovviamente le aziende e i dati sensibili che custodiscono, come numeri di carte di credito, credenziali personali, numeri di conti corrente e così via.
Queste azioni di contrasto sono sicuramente le risposte che la Commissione Parlamentare d'Inchiesta sui Fenomeni della Contraffazione e della Pirateria in Campo Commerciale, in qualche modo auspicava e che oggi sono una positiva realtà.
Internet rappresenta quindi un fenomeno necessario per la nostra economia, un terreno fertile per lo sviluppo di moderne forme di democrazia che necessitano però di interventi normativi adeguati. Una democrazia senza regole non è vera democrazia Il rischio è quello di un relativismo della democrazia della rete.
E’ opportuno uno sforzo comune per una Costituzione della Rete con la necessaria attualizzazione di quello stesso spirito che ha consentito ai Padri costituenti di redigere insieme, nonostante le notevoli divergenze ideologiche, la carta fondamentale della nostra Repubblica.
Un pensiero per chiudere: la democrazia è il futuro della rete cosi come credo che la rete possa dare un futuro alle democrazie del mondo.