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Infrastrutture e Mediterraneo: nuovi volani per l’economia del Mezzogiorno
Innanzitutto, si è trattato di un nuovo approccio culturale, che ha individuato degli obbiettivi prioritari e da lì si è partiti per la loro riqualificazione e per dare più efficienza ad un sistema vetusto e debole.
La legge obiettivo è stata uno di quegli strumenti che hanno permesso al Governo una seria programmazione e degli interventi più rapidi ed efficaci.
I governi Berlusconi hanno cercato di dare fiato all’economia cercando di snellire le procedure per iniziare i lavori legati a strade,autostrade,porti e altre opere pubbliche, provando così, a dare certezza sui risultati e sui tempi della loro fattibilità.
Il lavoro è stato difficile, ma si è introdotta nei gangli della pubblica amministrazione un nuovo modo di lavorare più agile e trasparente.
Rispetto alla precedente esperienza,ora sarebbe adeguato impegnare i fondi strutturali 2007 – 2013, trovando nuove destinazioni per dare più forza alle infrastrutture.
Occorre, da un lato concentrare le risorse su obiettivi di carattere strategico; dall’altro valorizzare questo vincolo correlandolo ad una strategia che non sia solo di retroguardia, ma prefiguri un serio programma per i territori del mezzogiorno e per l’intera economia nazionale.
In passato si parlava del Mezzogiorno non come palla al piede, ma come occasione per una riqualificazione di gran parte della struttura economica nazionale. Oggi quel tentativo, abbandonando ogni retorica, può divenire più concreto.
Il Mezzogiorno guarda, per una sua naturale vocazione geografica, al Mediterraneo come un luogo che, con lo sviluppo dell’area medio-orientale, può diventare un futuro volano per l’economia del mondo intero.
Perciò, la capacità di proporre un modello infrastrutturale competitivo ed efficiente,a partire da quello portuale, siamo sicuri che sarà ascritta tra le priorità a cui il governo Berlusconi, lavorerà con la visione di chi sa guardare al Mediterraneo con acume e lungimirante visione politica.
Potremmo paradossalmente dire che, l’Occidente e la sua economia devono riportare il Mediterraneo alla centralità degli scambi economici e culturali nel mondo e farlo diventare il perno di un nuovo sistema produttivo che, consegni al paese visione politica di lungo periodo.
A rafforzare questa tesi ci sono le recenti visite in medio-oriente del nostro Presidente del Consiglio che hanno avuto l’intento di sviluppare in quell’area una serie di rapporti di carattere politico e di programmare lo sviluppo del mezzogiorno con lo sguardo puntato al Mediterraneo.
Il Governo è consapevole del fatto che la rapida ed efficace realizzazione di alcune opere, non solo è improcrastinabile, ma è necessaria per pianificare un nuovo modo di far crescere il mezzogiorno del paese.
Parte da oggi, e anche da qui, la sfida con un governo che non vuole più solo “lavori in corso”, ma dare corso ai lavori con capacità e puntualità.