“Diminuisce il numero di fumatori tra gli uomini adulti e i giovani, ma resta ancora elevato tra le donne adulte, attirate dalla falsa immagine della fumatrice come donna emancipata e con più charme” così esordisce la pagina dedicata a “Il fumo e le donne” sul sito del Ministero della Salute.
E il problema diventa sempre più serio: l’Organizzazione mondiale della sanità, in occasione della giornata contro il fumo, ha evidenziato dei dati allarmanti soprattutto per ciò che concerne l’aumento del fumo fra le donne e a fumare di più sembra siano le ragazze nelle fasce d’età giovanili.
Attualmente nel mondo sono donne 20 fumatori su cento (200 milioni circa), ma in diversi Paesi il tabagismo femminile è in crescita. Inoltre, secondo il recente rapporto Oms « Women and health: today's evidence, tomorrow's agenda » le pubblicità di sigarette puntano sempre più alle ragazze che, anche in Italia, rischiano di «abboccare» in massa.
In Italia le fumatrici sfiorano i 5,2 milioni (19,7%); gli uomini 5,9 milioni (23,9%).
Le donne che sono riuscite a smettere di fumare sono 2,6 milioni (il 9,8% di ex fumatrici) contro 3,9 milioni di uomini (il 15,7%). In totale si fuma di più nella fascia d'età tra i 45 e i 64 anni e l'età media della prima sigaretta è 17 anni.
Una ricerca condotta dall’Istituto AstraRicerche sui ragazzi delle scuole superiori milanesi e promossa, dalla Fondazione Veronesi e dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano, tende a confermare questo dato, facendo notare come le donne rispetto agli uomini rientrano nella categoria di fumatori regolari.
La ricerca scientifica dimostra che, con ogni sigaretta che una donna incinta fuma, il flusso del sangue attraverso la placenta è ridotto per circa 15 minuti, provocando un aumento della frequenza cardiaca del bambino.
Tra i vari rischi del fumare in gravidanza ci sono un aumento del rischio di aborto o di parto prematuro, di nati morti e di morte in culla ricordano gli scienziati. Un riscontro valido contro la problematica legata al fumo delle donne in gravidanza è emerso dall’iniziativa “Mamme libere dal fumo” finanziata dal Ministro del Lavoro e Politiche Sociali e il Ministero della Salute, sostenuto e promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Introduzione del Presidente LILT) e dalla Federazione Nazionale Collegi delle Ostetriche (Introduzione della Presidente FNCO), e che vede l’ostetrica vicino alla donna in una attività di sostegno alla decisione di smettere di fumare e a mantenersi astinente.
Un dato che fa pensare è che dal 2005 (anno in cui è entrata in vigore la legge Sirchia che impone il divieto di fumo nei locali pubblici e negli uffici) a oggi è cresciuta la vendita di prodotti per la terapia anti-fumo: pasticche, caramelle e ai chewin-gum alla nicotina.
A tal proposito ho in questi giorni presentato un'interrogazione al Ministro del Lavoro edelle politiche sociali, al Ministro della salute e al Ministro delle pari opportunità.
E voi cosa ne pensate? Prendendo atto che anche la legge Sirchia non è servita a risolvere il problema, come credete che si possa agire per cercare di risolvere questo problema che diventa sempre più serio e causa danni non solo a chi fuma in prima persona, ma anche a chi sta intorno e, soprattutto ai bambini?