A distanza di pochi giorni dalla presentazione del Rapporto Svimez, credo sia doverosa un’analisi su quelli che sono i dati emersi dalla ricerca.
I dati parlano chiaro: il Sud è sempre più povero, ha una situazione economica e sociale devastante, le famiglie meridionali sempre più ridotte al lastrico al punto da non avere i soldi per andare dal medico.
Il Sud Italia è a rischio povertà. Ben il 44%, quasi una famiglia su due, non ha potuto sostenere una spesa imprevista di 750 euro (26% al Centro-Nord).
E la povertà si fa sentire anche e soprattutto nelle piccole scelte quotidiane: e così nel 2008 il 20% delle famiglie ha dovuto tirare la cinghia rinunciando ad andare dal medico (il 25,3% in Campania e il 24,8% in Sicilia). Otto famiglie su 100 hanno rinunciato ad alimentari necessari, al 30% sono mancati i soldi per vestiti necessari e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo bollette di luce, acqua e gas. Secondo gli ultimi disponibili, relativi alla situazione 2007, il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di 1.000 euro al mese, un dato quasi tre volte superiore rispetto al Centro Nord. Mentre vivono con meno di 500 euro al mese oltre il 3% delle famiglie meridionali, contro lo 0,9% del Centro-Nord. In testa alla classifica la Calabria, con 4 famiglie su 100, seguita da Campania e Sicilia (3,7%), Basilicata (3,1%), Molise (2,9%), Puglia (2,2%), Sardegna (1,5%), Abruzzo (1,4%). Ed è da considerare che nel 47% delle famiglie meridionali vi è un unico stipendio, fetta che passa addirittura al 54% nel caso della Sicilia. Hanno inoltre a carico tre o più familiari il 12% delle famiglie meridionali, un dato quattro volte superiore al Centro-Nord (3,7%), che arriva al 16,5% in Campania. Ma il rischio povertà, secondo la Svimez, resta anche con due stipendi.
I dati non possono fare altro che far prendere ulteriore consapevolezza del fatto che è necessario, ora più che mai, operare urgentemente per il Sud Italia.
Più volte ho sostenuto e sostengo tuttora che il Sud può diventare la locomotiva dello sviluppo per l’Italia, ma anche per il Mediterraneo, a causa della sua posizione geografica, un punto focale, un hub strategico.
Non c’è più tempo, non ci sono più scusanti… ora o mai più insomma!