Il rapporto “Noi Italia” dell’Istat, pubblicato nel mese di gennaio induce a una riflessione sulla società attuale, ma soprattutto sui giovani.
Più volte ho sostenuto che i giovani sono e devono rappresentare l’asse strategico su cui puntare per rilanciare l’economia italiana e per cercare di uscire e risollevare il paese dalla fase di stagnazione in cui versa attualmente.
I dati dicono che in Italia un giovane su cinque non studia né lavora: i ragazzi "non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni la quota più elevata a livello europeo".
Altro dato sconcertante riguarda la disoccupazione femminile: nel 2009 è salito a 48,9%, collocandosi così al secondo posto, inferiore solo a Malta. E questo dato risulta essere ancora più grave se si considera che il tasso di anzianità italiano è secondo solo alla Germania.
Inoltre il 46% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni, ha conseguito solo la licenza di scuola media inferiore: questa percentuale abbia conseguito come titolo di studio più elevato soltanto la licenza di scuola media inferiore, valore che colloca l’Italia molto distante dalla media europea che è del 27,9%.
Questi dati sono inquietanti: inducono a pensare che non c’è più tempo, non ci sono più scusanti… è necessario mettere in atto serie politiche di sostegno nei confronti dei giovani e delle famiglie.
Muovendosi in questa direzione, il Ministero della Gioventù ha messo in atto il programma "Diritto al futuro", un insieme di azioni, rivolte alle nuove generazioni,sui temi del lavoro, della casa, della formazione e dell’autoimpiego.
E voi cosa ne pensate? Cosa dovrebbero fare il Governo e le istituzioni per cercare di risollevare i giovani dal disagio in cui si trovano?