Il Regolamento Mediterraneo su attrezzi e attività di pesca nel Mediterraneo (Reg. CE 1967/2006) della Commissione europea parla chiaro: a partire dall’1 giugno nuove regole per la pesca, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.
Un provvedimento, dal punto di vista animalistico e ambientale, senza ombra di dubbio importante e necessario per tutelare la biodiversità del patrimonio ittico, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca.
Ma, è vero anche che l’Italia è un paese in cui molti sono i pescatori e i ristoratori che hanno potuto, fino a questo momento, trarre giovamento da questa ricchezza, dando lustro e vanto al nostro patrimonio enogastronomico.
Pronta subito la protesta della Coldiretti che chiede "una deroga all'entrata in vigore delle nuove norme comunitarie. Le nuove norme non solo rischiano di provocare una brusca caduta di reddito per la pesca italiana ma anche di aumentare la dipendenza dell’Italia dall’estero da dove già arriva il 60% del pesce consumato a livello nazionale”. E, ovviamente, a protestare in prima linea anche i pescatori.
Il danno appare ancora maggiore, se pensiamo al fatto che il turismo enogastronomico, rappresenta di fatto, uno degli elementi di maggior attrazione per due terzi dei viaggiatori, in base ai dati provenienti dall’Osservatorio Internazionale del Turismo Enogastronomico.
E’ pur vero che la regolamentazione in atto, si scontra chiaramente con la linea del Ministero del Turismo che circa un anno fa si era impegnato, con la costituzione di una Commissione per la promozione e il sostegno del turismo enogastronomico, a rilanciare le tipicità del Made in Italy.
Ma, come sottolinea il Ministro Galan, è solo attraverso un’attività di pesca sostenibile che sarà possibile assicurare un futuro economicamente valido a questo settore. Questo perché la redditività delle imprese dipende essenzialmente dalla tutela, conservazione e uso responsabile del patrimonio ittico nel suo insieme.
E voi diteci cosa ne pensate? Come si potrebbe cercare di garantire e difendere questo patrimonio ittico, pur mantenendo alto il livello del nostro turismo enogastronomico?