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Attacco al Premier
Il futuro è gia ieri. Una massima che accompagna il meridione dalle notte dai tempi. Si, perché il ritardo del Sud Italia nei confronti del resto del paese è sempre stato una costante, sin da quando è nata la “questione meridionale”.
Non si tratta solo di un gap economico, ma , piuttosto, di una piu’ profonda differenza di visione dei problemi e della loro risoluzione.
Per anni il meridione ha individuato nella cassa per il mezzogiorno e negli investimenti a pioggia un modello di sviluppo, che ha coinvolto l’impresa in generale e in particolare lo sviluppo infrastrutturale del Sud.
Da qualche decennio, ossia da quando Berlusconi ha mosso i suoi primi passi nella politica italiana e ha individuato nella modernizzazione del paese un cardine del suo impegno in politica, mostrando interesse e capacità di proporre interventi e soluzioni nel comparto delle infrastrutture, nel paese qualcosa è cambiato.
L’attacco al Premier, avvenuto domenica sera dopo il comizio nella Sua Milano, in un altro paese sarebbe annoverato come un attacco alla Stato. L’odio nei confronti di Silvio Berlusconi non può far dimenticare come in quel momento sia anche, e soprattutto, il Capo dell’esecutivo ed una carica istituzionale.
Tutto ciò, in un paese con un profondo senso dello Stato e delle Istituzioni, avrebbe fatto pensare sulla gravità del gesto e al pericolo che un paese corre quando viene colpito il proprio Premier.
La tensione era molto alta e lo scontro verbale tra maggioranza e opposizione era da tempo fuori controllo, è tutto basato sull’anti-Berlusconismo che pervade la politica dal '94 ad oggi.
C’è un’idea che è invalsa nel nostro Paese, secondo la quale, se a vincere è la parte avversa alla nostra, si tratta di un golpe e non di una democratica legittimazione popolare.
Insomma, se non ci sarà il riconoscimento dell’avversario e invece si pensa solo alla sua demonizzazione, il nostro paese è destinato a diventare un ginepraio con tutte le possibili conseguenze.
Da più parti si è parlato di modificare la Costituzione, non più il simulacro di un tempo.
Ma ciascuno pensa che le proposte dell’altra parte siano aberranti e cariche di conflitto d’interesse.
Così non va. Forse il gesto inconsulto di uno psicolabile può calmierare gli animi e portare a delle riflessioni che aiutino il paese a uscire dal muro contro muro.
Speriamo che, per citare una massima napoletana, “ogni intoppa mento sia giovamento”, e speriamo che gli uomini liberi e forti ne sappiano trarre le opportune conseguenze.