Il grido d’allarme è molto forte: anoressia, bulimia e malattie legate ai disturbi alimentari sono in costante aumento tra le adolescenti. Si stima che oggi una percentuale fra lo 0,5 e l’1% delle ragazze in età adolescenziale si ammali di anoressia nervosa.
Pare che molto diffusa sia la pratica di andare a cercare sul web notizie e informazioni, “dritte” e soffiate per mantenersi in linea.
E soprattutto non è facile parlare di una malattia che sempre più si diffonde tra i giovani e sempre meno è riconosciuta come tale dai ragazzi. Quasi una moda quella di essere non magre, ma rachitiche… senza un filo non di grasso, ma di pelle.
Se è vero, come diceva il filosofo Feuerbach, che “Siamo ciò che mangiamo” è facilmente intuibile come sia necessario fare qualcosa per chi ha questo tipo di problemi, intervenire in maniera fattiva e importante onde evitare che questo fenomeno diventi sempre più diffuso…
In base ad un’indagine condotta dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora molti di questi siti, definiti come “pro-ana”, sono considerati pericolosi per i consigli estremi che danno. In tali siti emergono suggerimenti o sarebbe meglio definirli cattivi insegnamenti come: dare di stomaco per eliminare il cibo mangiato, assumere farmaci come lassativi e diuretici, incitare l’esortazione e l’ammirazione verso chi è più capace di rifiutare il cibo. Tali siti inoltre, molto pericolosi per la salute, sono a portata di mano. La ricerca di tali siti, da parte di queste giovani donne, nella maggior parte dei casi affette da malattia, può essere interpretata come una disperata richiesta di aiuto.
E sul web fioccano anche le testimonianze di giovani ragazze che vogliono raccontare ad altre ciò che è successo a loro, onde evitare che qualcun altro, forse più debole, forse più ingenuo, possa ripetere lo stesso errore e cadere nello stesso profondo baratro.
Sono testimonianze forti, corredate non solo dal testo, ma anche da foto e video, che puntano a lasciare un segno per non dimenticare e tenere ben presente in mente a cosa si va incontro. Racconti di chi è riuscito a farcela, di chi è stato accanto nel momento del bisogno e racconti iniziati da chi aveva deciso di provarci, ma alla fine non c’è riuscito e quindi terminati da altri.
Diversi marchi e campagne pubblicitarie hanno cercato di dare rilevanza a questa problematica: Nolita, con la pubblicità ideata da Oliverio Toscani, grida “No anorexia” ritraendo la modella francese Isabelle Caro tutta nuda nei suoi 30 kg; Dove invece promuove la sua linea deodoranti con donne dalle linee molto morbide.
Anche nelle scuole e gli enti pubblici si stanno muovendo per cercare di risolvere questo problema.
E voi cosa ne pensate? Come si potrebbe cercare di ridurre i numeri di questa grave piaga?