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Affrontare la crisi partendo dalle risorse endogene?
Affrontare e superare una crisi economica non significa affidarsi solo ed esclusivamente a quei meccanismi economici scientificamente testati dai sistemi (istituti) finanziari mondiali. Un aiuto concreto per sconfiggere la crisi deve e può attestarsi sulle caratteristiche di quelle che in un mio recente rapporto per la Commissione economica del Consiglio d’Europa ho definito come risorse endogene.
Per riequilibrare oggi il nostro sistema economico dobbiamo puntare ad uno sviluppo endogeno che si riferisce ad uno sviluppo che è prioritariamente, ma non esclusivamente, basato sulle risorse locali disponibili, come il territorio, l’acqua, la vegetazione, la conoscenza, le competenze, la cultura, la leadership ed il modo in cui le persone si sono organizzate.
Per troppo tempo abbiamo beneficiato di finanziamenti a pioggia nazionali e transnazionali come elemento primario per i nostri investimenti, senza riporre il giusto interesse alle nostre ricchezze locali, accantonate, ignorate o considerate come incapaci di produrre valore.
Chiaramente uno sviluppo endogeno può rivitalizzare e dinamizzare le risorse locali apportando alti livelli di benefici alle economie locali.
Vocazioni e specificità territoriali tendono a considerare come migliori esperienze di sviluppo quelle provenienti dal settore turistico con una domanda sempre più crescente negli ultimi anni.
In particolare, in tale contesto, quello che viene comunemente definito come turismo tematico – connesso con la cultura, la storia, la gastronomia, la musica tradizionale e l’artigianato- è emerso come rigetto al turismo di massa che ha optato per il contatto con l’offerta locale.
Fortificando la relazione tra turismo e le specificità territoriali, tali tipi di vocazioni possono aiutare alcune destinazioni a diventare più attraenti e competitive a farle divenire come luoghi da vivere, visitare e in cui poter lavorare ed investire.
Secondo l’approccio delle libertà di Amartya Sen, sviluppo significa far sì che a tutta la popolazione venga garantita la libertà di disporre delle risorse (beni e servizi) necessarie affinché ciascuno abbia la possibilità di condurre una vita soddisfacente dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.
In questo momento di forte crisi degli assets economici e produttivi di gran parte dei Paesi di interesse, diventa sempre più urgente il bisogno di individuare nuovi ambiti di produzione di valore, occupazione, innovazione.
Allo stato attuale nonostante l’enorme potenziale (ovvero ambienti di pregio naturalistico, artistico e storico, caratterizzati da bassa antropizzazione e produzioni agricole e artigianali di qualità), molti territori e regioni c.d.“interne”/rurali non sono in grado di attrarre flussi turistici necessari all’innesto di circoli virtuosi di sviluppo economico.
Lo sviluppo endogeno è basato sulla valorizzazione delle risorse locali: risorse naturali, storico - culturali ma anche conoscenze, capacità professionali e imprenditoriali. Queste risorse prese singolarmente (tra di loro disaggregate), non sono in grado di attrarre una “massa critica” di visitatori tale dar luogo a dinamiche che agiscano come catalizzatori per lo sviluppo locale ed il turismo. E’necessario pertanto un approccio integrato, per la costruzione e valorizzazione di un “prodotto turistico” tematico, partendo dalla individuazione degli elementi caratterizzanti e dall’inserimento in Reti ed Itinerari cui sia data opportuna visibilità e riconoscibilità.
Un approccio integrato dunque con una gestione sempre più armoniosa di tutti i soggetti diretta al conseguimento del risultato finale.
Un modello che ricalca senza dubbio, le peculiarità dei cosiddetti Cammini d’Europa, un network di cooperazione internazionale nato con il supporto dell’Unione Europea che mira a promuovere lo sviluppo e la crescita di regioni e territori toccata dai percorsi culturali europei: Il Cammino di Santiago e le Vie Francigene.
Il network annovera istituzioni pubbliche e private e organizzazioni che condividono un’idea comune di sviluppo. Il network mira a incrementare il feeling di appartenenza a una cultura europea comune attraverso la promozione culturale, storica e socio economica di questi percorsi.
Attualmente l’attrazione di questi percorsi sta aumentando: è questo un segnale importante che deve provocare l’attenzione della valorizzazione internazionale al fine di fortificarne la promozione e lo sviluppo.
La strategia integrata ha portato all’interazione tra le località e le province attraversate dai Cammini d’Europa al fine di organizzare, promuovere e vendere le stesse a livelli internazionali.
Sulla falsa riga del positivo “caso” dei Cammini d’Europa va, nell’ambito della mia attività parlamentare, una proposta di legge che ha come oggetto la definizione di road map in differenti settori, attraverso le quali si riesca a proporre interessanti itinerari a quei viaggiatori in cerca di emozioni olfattive e gustative o di forti esperienze sensoriali attraverso percorsi enogastronomici o culturali. L'Italia e, nel contesto più ampio, l’Europa, deve puntare sulle sue ricchezze per risalire la china. Queste ricchezze riguardano tutte le risorse che delineano il «Made in» e quindi la cultura, l'arte, i beni culturali, la gastronomia, l'artigianato locale eccetera.
Lo scopo, dunque, è quello di unire il territorio attraverso percorsi settoriali, promuovendo, i territori dei distretti e assicurando una giusta e opportuna visibilità ai contesti produttivi locali con una ricaduta notevole nel comparto del turismo di settore.
Pensiamo, per esempio, ai vini italiani, a quelli francesi, o ai prodotti tipici spagnoli o di tutte le altre realtà europee, i cui livelli di qualità sono riconosciuti in tutto il mondo. Sarebbe necessario promuovere in Italia, nei paesi europei e nel mondo i distretti vitivinicoli, le cantine o i luoghi delle tipicità gastronomiche del vecchio continente attraverso una catena di congiunzione. Creare, dunque, un percorso enogastroturistico collegando sulla cartina dell'Italia e di tutti gli stati europei tutti i distretti regionali o i singoli centri di produzione da nord a sud. O, ancora, una road map ortofrutticola congiungendo, nel caso dell’Italia, le mele del Trentino con il cedro calabrese e con le arance siciliane. Road map settoriali con l'impegno di rivalutare il territorio nazionale e di rimettere in moto l'economia del nostro «Made in Italy» ed in generale del «Made in»
La tendenza è quella di ricercare servizi e prodotti di qualità che trasmettano al consumatore la storia e la tipicità della territorio che sta visitando, e che, allo stesso tempo, siano rispettosi dell’ambiente e della comunità che su quel territorio vive (turismo sostenibile, turismo etico, ecc.), alcuni di questi elementi debbono necessariamente qualificare le imprese esistenti.
Per ottenere dei vantaggi bisogna vivere e costruire nel locale ma pensare al globale. Non rimanere rinchiusi nei propri territori e coltivare semplicemente il proprio orticello ma attivarsi in un percorso di crescita implementando pratiche innovative per la creazione di valore per le comunità locali e sviluppo economico per l’intero Paese.